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STRANIERI:COSA
BOLLE IN PENTOLA?
In
principio fu l'apertura delle frontiere,poi venne la famigerata
legge Bosman e infine la libera circolazione dei cittadini lavoratori
extra-comunitari;insomma la questione circa il numero di giocatori
stranieri da utilizzare nei campionati nazionali di qualsiasi
disciplina è storia vecchia come lo sport.
A questi discorsi sembra essere particolarmente sensibile il mondo
della pallacanestro nostrana visto che negli ultimi tempi Coni,Federazione,Lega
e Giba(il sindacato dei giocatori) stanno beccandosi non senza
polemica a proposito di tale spinoso argomento.
Da un lato il numero uno dello sport italiano Gianni Petrucci
che vorrebbe almeno sei italiani iscritti a referto su un massimo
di dodici,dall'altro i club (soprattutto quelli più blasonati)
contrari a questa ipotesi per timore di perdere competitività
nei confronti delle rivali europee,libere di tesserare atleti
di qualsiasi nazionalità.
Questo tema,è bene che tutti se ne rendano perfettamente
conto,è di importanza capitale perché investe il
movimento nella sua globalità, a partire dalla cura dei
settori giovanili e per finire alla Nazionale che necessita di
ciclici ricambi generazionali.
Purtroppo fino adesso abbiamo assistito a tante parole,qualche
minaccia,alcune posizioni ambigue (leggi Federazione e il buon
Prandi) , tante promesse ma fatti:zero!! Derimere questa questione
e accantonare tutte le parti in causa non sarà semplice
perché ognuno ha le sue ragioni e necessità;francamente
però non è bello notare come nella nostra Serie
A,domenicalmente,in campo e in ogni partita (o quasi) 8 giocatori
su 10 non siano di italica origine,senza calcolare che alcuni
di questi di italiano possiedono solo il passaporto
Non vogliamo essere nazionalisti ne conservatori,ci auguriamo
soltanto per il bene del nostro sport,che tutti si riuniscano
attorno ad un tavolo e discutere seriamente di questo problema
che non riguarda solo il basket:ognuno con le sue idee,ognuno
con i suoi propositi ma senza posizioni irrevocabili.I "muro
contro muro" non servono a nessuno.
Francesco
De Stefano
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