Classe ’95, playmaker, un metro e sessanta. Ginevra Scordo aveva scelto il calcio.
«Poi ho
conosciuto Romana(Romana Pirillo Ndr)e…».
E…
«Un giorno mi ha detto: questa bella signorina non vuole giocare a basket?».
Hai tradito il primo amore.
«A casa non volevano che giocassi a calcio, mi dicevano: non è per le signorine».
Da lì è cominciata l’avventura con la Nuova Jolly.
«Ma non è solo basket».
No?
«Per noi conta lo stare assieme, l’aggregazione. Lo spirito del gruppo è più importante. Poi certo, i risultati positivi del campo fanno piacere».
Ecco, torniamo al parquet.
«Sono già tornata»
E’ iniziato il campionato under 17.
«Quest’anno mi sento maggiormente protagonista anche in questa categoria. Crescendo ho trovato più spazi in squadra. Sento di poter dare il mio
contributo in maniera più costante».
E il progetto Azzurrina?
«Bello davvero».
Anche se al Torneo nazionale di Reggio Calabria non avete brillato.
«Vero, ma avevamo di fronte squadre attrezzatissime sotto il profilo del gioco e dei centimetri».
Il fisico conta.
«In alcuni ruoli chiave, come i lunghi, avere dieci centimetri in più sulle avversarie può fare la differenza. Basta guardare alla rappresentativa della Puglia, vincitrice del trofeo».
Cosa manca a questa squadra?
«Un po’ di compattezza. E’ un gruppo molto eterogeneo, veniamo da esperienze diverse, ma lavorando insieme non possiamo che crescere».
In centimetri o amalgama?
«Nell’essere più squadra. Sui centimetri non prometto nulla».