Regolamento under:Le opinioni

Ecco le parole di Lopez(Rogliano),Fusto(Pianopoli) e D'Agostino(Botteghelle)

Continua a destare l’interesse di tutti gli addetti ai lavori la querelle sul nuovo regolamento regionale del basket calabrese, che prevede per il prossimo anno l’iscrizione obbligatoria a referto di quattro under per ogni gara di serie D e C2. Dopo la proposta di rettifica avanzata da una cordata di società reggine, capitanate dal vulcanico Santo Surace, tantissime sono state le autorevoli considerazioni giunte da tutta la Calabria.
Il primo a voler esprimere il proprio pensiero è stato coach Lopez, allenatore cosentino in forza dalla scorsa stagione al Basket Rogliano, che si pone decisamente contro la petizione: “Rispetto e stimo coach Surace, soprattutto per il grande lavoro che anni svolge nella pallacanestro calabrese. Non ritengo opportuna però la modifica al regolamento degli Under. Il basket, non solo della nostra regione, ha bisogno di nuovi atleti che possano dare nuova linfa a tutto il movimento. Entrando nello specifico, vorrei sottolineare che la modifica rappresentata dai quattro under fa parte di un progetto triennale pensato dalla Fip per incentivare l'attività giovanile ed indirizzare tutte le squadre verso la politica dei giovani. La modifica è stata resa necessaria per evitare un declino immediato di questo sport ed alzare il livello dei campionati anno dopo anno. I nostri giovani cestisti potranno migliorare esclusivamente scendendo in campo e confrontandosi con atleti di grande spessore tecnico e mentale. Già negli ultimi due anni, la C2 Calabria ha denotato un importante cambiamento di trend, cosa di cui vado estremamente fiero. Io stesso con il "mio" Club Basket Rogliano cerco di incentivare, motivare e far migliorare gli under che ho a disposizione. A livello giovanile siamo una regione in crescita: le soddisfazioni con le varie rappresentative che si distinguono a livello nazionale ne sono il fulgido esempio”.
Scendendo da Nord verso Sud nel nostro giro virtuale della regione, troviamo una posizione intermedia nelle parole di Nando Fusto, dirigente del Pianopoli, neopromosso in serie C2: “Per quanto riguarda la nostra realtà il discorso è leggermente più complesso. Parto dal presupposto che, secondo me, gli under dovrebbero sempre giocare. Però sono anche del parere che quattro dell’86 e oltre siano eccessivi, soprattutto per le realtà più giovani come la nostra. Noi siamo nati lo scorso anno e non abbiamo avuto modo di far crescere i nostri ragazzi tanto da lanciarli in prima squadra: questo vuol dire correre il rischio di disputare un cattivo campionato perchè secondo me gli under possono fare la differenza. Tutti sappiamo che se non si crea entusiasmo con qualche vittoria il movimento pian piano muore. Allora io cosa dico che per equilibrare la cosa, si potrebbe procedere con i 4 under ma suddividendoli nel seguente modo: 2 '86, 1 '83, 1 '82. Questo, naturalmente, per iniziare …poi negli anni si può rivedere la cosa”.
Inoltrandoci, però, ancora più a Meridione, scopriamo come anche in terra reggina non tutti concordino con la richiesta delle undici sorelle. E’ Sebastiano D’Agostino, allenatore cresciuto nel vivaio della Viola e da diversi anni al Botteghelle, ad intervenire con il proprio pensiero: “Io credo che una svolta nel nostro movimento sia assolutamente necessaria. Il problema, poi, penso sia critico soprattutto a Reggio Calabria, perché nel resto della regione molte squadre puntano sui giovani. Qui, invece, per molti ci si è accontentati dei ragazzi prodotti dal vivaio della Viola. Ora che la massima espressione del nostro basket è in crisi, tutti ne pagano le conseguenze. La soluzione, però, non può essere l’esclusione o la limitazione degli under. Il progetto della Federazione non è nato quest’anno ed è stato graduale: è grave che solo ora si cominci a metterlo in discussione. Il settore giovanile nella provincia di Reggio rischia di scomparire. Solo chi allena in questo ambito può capirmi: mi ritrovo spesso a giocare contro squadre che arrivano agli incontri con 5 giocatori che a volte nemmeno si conosco. I giovani vanno coltivati per dare un futuro al basket, non solo perché lo impone la federazione”.

Giuseppe Arcidiacono

 

 

 

 

 


 

 

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