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BASKET:REGGIO CALABRIA RICORDA KOBE BRYANT
Papà Joe inizio il suo tour italiano in riva allo Stretto
Anche Reggio Calabria rivendica un po’ di paternità dell’uomo che, in questo momento, non ha eguali nel panorama cestistico mondiale avendo compiuto un’impresa che fa già parte della storia del basket mondiale.
Stagione 1986-87: Joe Bryant firma un contratto annuale con la Standa Reggio Calabria allenata da Gianfranco Benvenuti e si porta dietro tutta la famiglia, figlio compreso.
Quel bambino di sette anni si chiamava Kobe che si divertiva, durante gli intervalli delle partite della Viola, a martellare i canestri del Botteghelle proprio come faceva suo padre che chiuse quella stagione con quasi 33 punti a sera.
In una gara Jelly Bean ne scrisse addirittura 77 e forse Kobe si sarà ricordato dalla splendida prestazione balistica del padre in riva allo stretto quando domenica scorsa ne ha messi a referto 81.
Buon sangue non mente soltanto che il numero 8 dei Lakers lo ha fatto in contesto diverso.
Pensare di segnare 81 punti nella NBA di oggi è qualcosa che solo un uomo speciale poteva permettersi di farlo e Kobe è entrato ufficialmente nella storia di questo sport.
Quest’anno Bryant Junior sta dando delle risposte eccezionali a chi ne aveva scalfito l’immagine dopo l’Estate del 2003, il processo per stupro e dopo il divorzio da O’Neal che aveva finito la pazienza per continuare a sopportare l’ego smisurato del prodotto della Lower Marion High School di Philaldelphia.
Reggio Calabria è felice ed orgogliosa di aver contribuito alla crescita di un talento che adesso si può considerare tranquillamente il più forte giocatore di questo gnocco minerale tondo chiamato Pianeta Terra.
Nell’anno in riva allo stretto Kobe ha giocato nelle selezioni giovanili della Viola dove ha fatto subito intravedere dei lampi di una classe che lo avrebbe portato a 27 anni di avere già al dito tre anelli di Campione NBA e di aver scritto negli annali la seconda miglior prestazione individuale della storia della lega dopo i mitici 100 punti segnati da Walt Chamberlain nel 1962 contro New York.
Erano altri tempi ed un’altra NBA, oggi invece celebriamo questo ragazzo del 1979 che ha iniziato a bucare le retine qui in Italia ma che non ha mai smesso di farlo.
Kobe ha chiaramente detto di non voler essere paragonato a nessuno nemmeno a Michael Jordan, suo idolo di infanzia; esaudiamo dunque questo suo desiderio anche perché lui sta facendo di tutto per essere un atleta unico nel suo genere.
Ad alcuni può sembrare arrogante, a molti sta antipatico ma nessuno può mettere in dubbio che adesso è la cosa più immarcabile nelle Lega come ha detto anche il suo coach Phil Jackson che di talenti fuori nella norma è forse il miglior esperto in circolazione.
Se le cose andranno avanti in questo modo, i Lakers faranno i play-off, probabilmente con lo svantaggio del fattore campo ma a Maggio, chiunque si troverà di fronte il team gialloviola, dovrà vincere quattro partite contro quest’uomo che è affetto da una forte malattia che si chiama febbre da competizione e voglia assoluta di primeggiare.
Scommettere contro di lui sarebbe un azzardo anche se i Lakers sono ancora ad un Kevin Garnett dall’essere una squadra da titolo.
Da spettatori possiamo soltanto goderci lo spettacolo e vedere come andrà a finire ma Reggio Calabria vuole mandare un messaggio a Kobe: la città dello stretto si ricorda di te e non smetterà mai di essere orgogliosa delle tue imprese.
Giuseppe Dattola
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